MELODY/NOBUKO a Venezia, film di DAVID HAMILTON (2007) : L’estasi di un canto attraverso gli scorci dell’indimenticabile Venezia

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PRESENTAZIONE DEL FILM MELODY/NOBUKO A VENEZIA

DI DAVID HAMILTON

Serata nell’ambito della mostra
L’arte di David Hamilton
a cura di Dominique Stella

mercoledì 11 luglio 2007, alle ore 21.00
Sede Padova, Vecchiato New Art Galleries
Via Alberto da Padova, 2

Continua il fortunato ciclo di serate dedicate allo stimolante connubio tra arte e filmografia, che offre al nutrito e affezionato pubblico della Vecchiato New Art Galleries un’occasione di approfondimento. David Hamilton è il protagonista di questo nuovo incontro, che esamina gli aspetti più singolari e meno conosciuti della sua filmografia. L’entusiasmo e la curiosità di un pubblico sempre più sensibile e attento, accorso numeroso (si calcola infatti una media giornaliera di 50 presenze), sono stati un incentivo per organizzare l’evento.

Mercoledì 11 luglio viene proiettato in anteprima assoluta il film Melody, cui seguirà un intervento di Sirio Luginbuhl, filmaker e storico del cinema sperimentale. La protagonista, Nobuko, è una cantante lirica giapponese che dialoga in maniera sublime con Venezia, creando un fitto intreccio di rimandi che dal canto trovano esplicazione visiva e sensoriale nel genius loci della città. In Melody si concentrano tutte le caratteristiche salienti della poetica di Hamilton: nel giardino delle delizie la donna diventa tutt’uno con la natura e con l’arte, per cui non esistono più confini per la femminilità, libera di espandersi in maniera panteistica nel paesaggio, dalla laguna ai giardini alle calli, e attraverso la storia, che vigila sovrana sugli eventi, si concilia serenamente con il suo status primigenio di purezza, espiando l’originario senso di colpa. Venezia diventa la Grande Madre, disposta a contenere nel proprio ventre le vibrazioni sensibili di una fanciulla finalmente donna, pronta come Alice a compiere il salto attraverso lo specchio, e a lei la scelta verso quale dimensione aspirare, rimanere piccoli o diventare grandi. In ciò consiste la dialettica dell’adolescenza di Hamilton, catturata nella perfezione delle fattezze e nella purezza dell’abbandono ludico e trasognato, ma già pronta a divenire altro.

Il tema costante che accompagna tutta la produzione artistica di Hamilton è la transizione estetica e psicologica della femminilità, colta nell’età di maggior purezza, ovviamente l’adolescenza. L’adolescente è vita, ovvero tutto il suo universo, uno stato di grazia che accomuna qualsiasi atto creativo. E nella fotografia questo argomento trova la più alta esplicazione e più corrispondente sviluppo, raggiungendo il culmine nella produzione tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’90. I film sono piuttosto degli esperimenti, una sorta di resoconto che trova la più completa coerenza ed efficacia mediante la fotografia.
Le immagini di Hamilton si inseriscono in quel clima di trasgressione a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, eppure la tipica sospensione dei corpi mediante la tecnica del flou ne rivela altresì la costante antistoricità che ne ha decretato il successo e la visibilità a livello internazionale.
Con un procedimento molto simile a Lewis Caroll, che in Alice nel paese delle meraviglie (1865) ha rotto le regole del perbenismo e delle convenzioni morali imposte dalla società tradizionale, Hamilton ha elevato le sue ninfette ispiratrici – le fanciulle in fiore – a strumento di iniziazione e di evasione. Il tema dell’adolescenza come strumento di conoscenza e come stadio superiore dell’animo, in bilico tra infanzia ed età adulta, richiama alla memoria tanta letteratura sull’argomento, da Proust (All’ombra delle fanciulle in fiore, 1919) al Manuel de civilité pour les petites filles à l’usage des maisons d’éducation (1917) di Pierre Louys, parodia in chiave erotica dell’educazione rigida in voga all’epoca.

Queste ragazze acerbe ed effimere hanno agitato la creatività di moltissimi artisti in ogni epoca; per restare al Novecento basti solo pensare ai dipinti di Balthus (1908-2001) che ha ritratto il lato enigmatico, a tratti alchemico, della sensualità; alle fotografia di Francesca Woodman, passando per le adolescenti nipponiche di Mariko Mori, alle lolite manga Kasumi e Gotman, al cinema con le Lolita di Nabokov (1959) e di Stanley Kubrick, a Baby Doll (1956) di Elia Kazan, a Charlotte for ever di Serge Gainsbourg (1986).

David Hamilton, all’apice della sua carriera, continua a ritrarre e a offrirci l’istante sereno e al contempo melanconico della giovinezza.
Informazioni al pubblico
Vecchiato New Art Galleries
Tel 049/8561359;
Zerokarati
049/660832
http://www.vecchiatoarte.it
info@vecchiatoarte.it

Ufficio Stampa mostra
Irma Bianchi Comunicazione
Tel. +39.02.89404694
+39.02.89400732
info@irmabianchi.it

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